Buon Compleanno, Professore

Era domenica il 3 gennaio di quel 1892. Dodici giorni dopo James Naismith rese pubbliche le regole del gioco che aveva inventato ed il 20 gennaio fu disputata la prima partita di pallacanestro a Springfield, in Massachusetts. Ancora una settimana dopo, ma sempre nel mese di gennaio, viene fondata ad Atlanta la Coca-Cola Company. Un mese davvero proficuo per quella che sarebbe diventata di lì a poco l’economia più potente del mondo, quella degli Stati Uniti. Il 3 gennaio del 1892, al di qua dell’Oceano, nasceva un professore di letteratura inglese che con pallacanestro e Coca-Cola avrebbe avuto davvero poco a che fare, nella sua vita. Lui preferiva gli Elfi e gli Hobbit. E la sua famiglia.

John Ronald Reuel. Questi i nomi che gli furono dati dal padre Arthur Reuel e dalla madre Mabel. John era il nome di entrambi i nonni mentre Roland fu il nome scelto da Mabel1. L’origine del nome Reuel (scelto principalmente da suo padre perché contenuto nel suo nome e in quello del fratello Hilary) è ebraica e non si hanno notizie di quel nome nella sua famiglia prima del padre di J.R.R. Da quel 3 gennaio, però, ogni discendente della famiglia di John Ronald Reuel ha adottato il nome Reuel per ogni nuovo nato. Se J.R.R. lo ha probabilmente fatto con i suoi figli per tentare di attenuare il dolore per quella distanza dal padre scomparso quando lui aveva solo pochi anni, gli stessi figli con i nipoti hanno forse voluto tramandarlo per rimarcare l’importanza della discendenza e della famiglia.

 

Già, la famiglia. Un valore così caro al Professore che quasi in ogni suo scritto e racconto possiamo trovare riferimenti a discendenze e legami parentali. I primi Elfi nel Beleriand da lui creato ne Il Silmarillion combatterono tra loro quasi unicamente per mantenere fede ad un patto di sangue tra fratelli; due delle storie più incredibili e struggenti che abbia mai ha scritto, quelle di Beren e Luthien e di Tùrin Turambar, ruotano intorno all’amore e alla famiglia.
Forse questo, forse altro, forse tutto insieme. Ma chi di noi ha cominciato a leggere ed amare Tolkien ha fatto suo in modo totale questo valore. È su queste basi e su questi valori che è nata la Locanda: prima ancora del fantasy, prima ancora del luogo di aggregazione, prima ancora del volere un mondo migliore. Dietro la Locanda c’è una famiglia. Famiglia di sangue, famiglia acquisita, non fa differenza. La Famiglia non è un valore assoluto e oggettivo, ma un qualcosa che ti puoi scegliere, sono persone con cui decidi di passare una vita intera. È così che ci troviamo a chiamare fratello una persona che non potrebbe essere più lontana di quello che è nella tua linea di discendenza, o che un bambino chiama zio e zia tutti quelli che ha intorno che non sono mamma, papà o nonni. La famiglia è un valore difficile da trasmettere ma allo stesso modo facilissimo. Tolkien l’ha fatto egregiamente scrivendo e inventando mondi e lingue principalmente per i suoi figli e tramandando il proprio nome ai suoi discendenti. Noi vogliamo farlo creando, mattoncino su mattoncino, una realtà diversa dal resto del mondo, ma unita dal più forte dei collanti: l’amore.

 

Tolkien per alcuni di noi è una vera e propria filosofia di vita. I valori dell’amore e della famiglia si vedono anche qui: quando è nata l’idea della Locanda e della Contea non tutti conoscevano Tolkien (alcuni di noi non lo conoscono troppo bene neanche adesso), ma si sono fidati. Hanno affidato l’idea di questo progetto comune a chi invece porta Lo Hobbit nella borsa del computer, nel caso gli venga voglia di rileggere qualche passo, ogni tanto. E hanno capito, nel tempo, che non era solo un’idea legata ad un libro o ad un film. È una Locanda Hobbit, un luogo di amore, di fratellanza, di sorrisi, di soddisfazioni ogni volta che arriva una recensione su internet che dice che la Locanda è il luogo perfetto per passare una serata e di voglia di migliorare ogni volta che ne arriva una che dice che c’è qualcosa che non va. Noi riusciamo a sentire in ogni passo la presenza del Professor Tolkien all’interno della Locanda o perlomeno della sua idea che stiamo portando avanti.  E di questo siamo orgogliosi, soprattutto per quello che c’è dietro ad ogni cosa: l’amore, appunto.

 

tolkien6

J.R.R.Tolkien con sua moglie Edith Mary Bratt. Amava a tal punto sua moglie che alla morte di lei, sulla sua lapide, fece incidere il nome di Lúthien, la più bella tra tutti gli Elfi o Uomini. Quando morì lui due anni più tardi venne sepolto insieme a lei e sotto il suo nome venne scritto Beren, l’uomo che affrontò la morte per avere la mano di Lúthien

 

E quando qualcuno ci ha detto che era un’impresa impossibile, noi ci siamo fatti ancora più grandi e orgogliosi per quello che sarebbe stato il finale della storia. Certo, perché noi mai abbiamo dubitato di riuscire a portare a compimento questo sogno. Ha mai dubitato Beren nella sua ricerca del Silmaril da portare a Thingol per ottenere la mano di sua figlia Lúthien? Ha mai dubitato Fëanor che la sua famiglia avrebbe mantenuto il giuramento e avrebbe portato a termine il loro destino riconquistando le sue preziose gemme? Tolkien non è stato solo un’idea, per questo progetto, ma un vero e proprio motivatore. Forse è una cosa “da nerd”, forse è una cosa strana. Certo, entrare in un locale e vedere gente vestita da elfi o da hobbit in pieno inverno, senza un motivo particolare è strano. Ma questa gente che vuole solo passare una bella serata con gli amici vestiti da Guardie di Gondor non sentirà nemmeno minimamente addosso gli sguardi di chi invece critica. Perché in Locanda si sente protetto, si sente a casa. E questo, ve lo assicuriamo, è il risultato più grande che potessimo sognare di ottenere. E se non sapete chi è Beren, cos’è Il Silmarillion, cos’è il Beleriand…poco importa. Sicuramente sapete cos’è l’amore e questo basta.

 

Si dice che Roy Disney, il fratello di Walt, inaugurò Walt Disney World solo anni dopo la morte di Walt. E che gli venne chiesto se non era triste che il fratello non avesse potuto vedere il suo sogno portato a compimento. Lui rispose che no, non era affatto triste, visto che suo fratello aveva già visto tutto quello nella sua mente, perché nulla accade se non prima in un sogno (cit. Carl August Sandburg). Tolkien morì quando solo alcune delle sue opere erano state pubblicate: Il Silmarillion, forse la sua opera più grandiosa, fu pubblicata postuma da suo figlio Christopher (John Reuel) Tolkien. Ma siamo sicuri che lui avesse già visto e sognato tutto: lui non scriveva della Terra-di-Mezzo, lui VIVEVA nella Terra-di-Mezzo; lui non raccontava di Elfi e Hobbit, lui CONOSCEVA Elfi e Hobbit. Noi abbiamo creato qualcosa di molto più piccolo, una Locanda in mezzo ad un prato, ma nelle nostre vite è un qualcosa di più grande ancora di una intera bibliografia, e non lavoriamo in Locanda, noi SIAMO la Locanda.

 

Caro Ronald, come usavano chiamarti i tuoi genitori, oggi compiresti 126 anni. Un’età più che rispettabile, per un Professore di Oxford. Aragorn, il tuo Grampasso de Il Signore degli Anelli, morì a 210 anni, essendo discendente della casata di Elros Mezzelfo. Quanto avremmo voluto, Professore, che tu vivessi altri cent’anni come i tuoi personaggi per donarci ancora più sogni e ancora più storie. Si dice che esista più roba scritta da te di quanta se ne possa scrivere in una vita intera e ancora tanti tuoi appunti sono da decifrare e da mettere in bella. E ancora non ci basta. Ma forse il destino di un sogno come il tuo è quello di essere condiviso e portato avanti da tutti quelli che ne vengono contagiati, come una malattia, ma bellissima.

 

E allora eccoci qui, a ringraziarti per quello che hai creato e a prometterti che sì, noi porteremo avanti questo progetto fino a quando il mondo ce lo concederà e ancora oltre. Nonostante ostacoli, lotte, sfide, duelli, tradimenti, amori e tutto quello che ti ha fatto innamorare dei racconti medievali. Di sicuro tu avevi già visto, con gli occhi di Ilùvatar nella Musica degli Ainur, che un giorno sarebbe esistita una piccola Locanda dedicata al fantasy a te tanto caro, in provincia di Torino. Speriamo con tutto il cuore che tu sia contento di com’è venuta. E se c’è qualcosa che pensi che possiamo migliorare, faccelo sapere in qualche modo. Lo faremo di certo, con l’amore che ci hai insegnato.

Buon compleanno, Professore.

Elen síla lúmenn’omentielvo

firma-tolkien

Fonti:

  1. http://tolkienblog.com/tolkien/john-ronald-reuel-tolkien/

 

 

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