Carnevale di Ivrea: tradizione e magia

Fantasy vuol dire mondi fantastici, creature immaginarie e storie cavalleresche. Ma vuol dire anche tradizione, immaginazione e storia. Nel Canavese gran parte di queste cose rinascono ogni Carnevale.

E quale Carnevale può rappresentare al meglio tutte queste componenti fantastiche (intese nel senso di “fantasy”) più del Carnevale di Ivrea?

 

Proprio qualche giorno fa, a distanza di più di un mese dal Carnevale vero e proprio, è cominciata la grande macchina della rievocazione storica mista a goliardia che questa enorme festa rappresenta. Ed è una festa che noi consigliamo a tutti quelli che vorranno vivere l’esperienza della nostra Locanda: pernottare con gli elfi e lottare contro il tiranno di Ivrea? Sì, è fantasy.

 

Ma chi è il tiranno contro cui ogni anno vengono mossi rioni e squadre della più grande città del Canavese? Facciamo un piccolo riassunto di quella che è la storia dietro il Carnevale.

 

Si narra che in epoca medievale la città fosse comandata e affamata da un barone che pretendeva, come usanza dell’epoca, lo ius primae noctis dalle nuove spose. Per chi non sapesse cos’è lo ius primae noctis, consigliamo la visione di Braveheart con Mel Gibson (o come alternativa meno divertente, questo link di Wikipedia). Bene, ad un certo punto di questa storia l’eroe, o meglio l’eroina, è la figlia di un mugnaio che, rifiutandosi di ubbidire a questo editto regale, fomenta una rivolta cittadina che rovescia il tiranno e dona alla città un rinato sentimento di libertà. Tutto questo è ben raccontato dalla canzone del Carnevale.

 

Una volta anticamente
Egli è certo che un Barone
Ci trattava duramente
Con la corda e col bastone;
D’in sull’alto Castellazzo,
Dove avea covile e possa,
Sghignazzando a mo’ di pazzo
Ci mangiava polpa ed ossa.

Ma la figlia d’un mugnaro
Gli ha insegnato la creanza,
Che rapita all’uom più caro
Volea farne la sua ganza.
Ma quell’altra prese impegno
Di trattarlo a tu per tu:
Quello è stato il nostro segno,
E il Castello non c’è più.

E sui ruderi ammucchiati,
Dame e prodi in bella mostra,
Sotto scarli inalberati
Noi veniamo a far la giostra:
Su quei greppi, tra quei muri,
Che alla belva furon tana,
Suonan pifferi e tamburi
La vittoria popolana.

Non v’è povero quartiere
Che non sfoggi un po’ di gale,
Che non canti con piacere
La Canzon del Carnevale.
Con la Sposa e col Garzone
Che ad Abbà prescelto fu,
Va cantando ogni rione:
Il Castello non c’è più.

 

La Mugnaia, il Barone, gli Abbà, i rioni, il Castellazzo, la Musica. Ci sono tutti gli elementi della goliardia e del fantasy. Come ogni racconto o leggenda che si rispetti, anche questa fonda le sue radici nella storia reale e così il Barone è una figura che prende spunto sia da Raineri di Biandrate, insidiato per volere di Federico Barbarossa e rovesciato dal popolo con la rivolta del 1194, sia dal marchese Guglielmo di Monferrato, che vide conclusa la sua tirannia nel 1266. Le due figure si fondono nella figura del Barone che, dall’alto del suo Castellazzo, mangiava polpa ed ossa della popolazione. Finché Violetta, la bella figlia del mugnaio, si ribellò al despota mozzandogli la testa.

 

Questa è la storia e la leggenda. Ma il Carnevale di Ivrea è molto di più: è aggregazione, è coinvolgimento. Perché alle 9 del mattino del primo giorno del carnevale centinaia di persone si ritrovano nella piazza del comune incuranti del freddo solo per vedere i pifferi e tamburi partire in parata suonando le canzoni del Carnevale (cosa che andrà avanti per tutti i giorni fino al martedì grasso in tutti i locali del paese e nelle sedi delle squadre dei rioni) e per vedere qualche ora più tardi l’uscita del Generale, la figura ufficiale che accompagna la Mugnaia per tutta la durata dell’evento.
Se non si è di Ivrea non si può spiegare a parole quanto questo sia importante per la città. Ma vi assicuriamo che trovarsi in mezzo a quelle centinaia di persone al freddo il 6 gennaio e vedere gli occhi lucidi di giovani e non nel momento in cui la prima canzone viene suonata, i primi passi vengono mossi e il Carnevale ha inizio per davvero…beh, non ha davvero prezzo. E poi la sfilata, le persone per strada, la battaglia delle Arance. Non si può descrivere a parole quello che succede in circa due mesi di festa. E non si può descrivere il silenzio che c’è l’ultimo martedì sera, quando il Generale scende da cavallo e, insieme agli Ufficiali di Stato Maggiore, mette la parola fine ad un evento che è più che un Carnevale, è più che una festa. È magia.

 

C’è un unico modo per augurarci di vedervi al prossimo Carnevale di Ivrea: Arvëdse a giòbia ‘n bot!

 

 

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Storico_Carnevale_di_Ivrea
http://www.storicocarnevaleivrea.it/la-manifestazione/
http://www.unavoltanticamente.it/storico-carnevale-di-ivrea/

 

 

 

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